LE PROTEZIONI PASSIVE SUI CARRI DELLA 2ª GUERRA MONDIALE
Inviato: 14/09/2015, 15:47
Le protezioni passive di un mezzo militare (cosi come quelle di un’automobile, con i dovuti distinguo legati all’utilizzo specifico) sono tutti quei sistemi atti a proteggere il mezzo stesso dall’azione del fuoco nemico senza operare una reazione.
Nella Seconda guerra mondiale la più importante e utilizzata fu il sistema “Schürzen” tedesco.
Nel mese di dicembre 1943 (e precisamente sul “Tactical and Technical Trends, No. 40, December 16, 1943.”), il Dipartimento della Guerra degli Stati Uniti pubblicò un rapporto sulla prassi tedesca di montaggio di “Armature” (Schürzen) su alcuni modelli di Panzer. Il rapporto citava testualmente che “Sia da fonti tedesche che nostre, si segnala la presenza su alcuni mezzi corazzati di una struttura atta al fissaggio di corazzature supplementari per i fianchi dei mezzi stessi, in modo da proteggere cingoli e in parte la torretta.
Le foto in nostro possesso, che ritraggono Panzer modd. III, IV e un Cannone Semovente, mostrano un sistema di fissaggio tipo un <corrimano> sul quale vengono imbullonate le piastre distanziate dalla corazza viva circa 18cm (nella torretta) per uno spessore totale di 4/6mm. Lo scopo di queste corazze aggiuntive è quello di dare una protezione contro i proiettili a carica cava e quelli in nucleo duro fino al 20mm di calibro”
Ma prima degli americani, tali protezioni aggiuntive erano state osservate dai russi sul fronte orientale, dove erano nate sui mezzi corazzati tedeschi come protezione contro i fuciloni controcarro russi e i proiettili esplosivi a bassa velocità. Test condotti in Germania avevano infatti dimostrato come queste piastre di acciaio potessero resistere ai colpi del fucilone russo da 14.5mm (non sotto il 100 metri di distanza) e contro il proiettile ad alto esplosivo di un cannone da campagna (non anticarro quindi) fino a 75mm di calibro.
Nel caso di una carica cava, il loro scopo era quello di far detonare il proiettile e quindi “rompere” il dardo di fuoco prima che esso raggiungesse la corazza vera e propria.
Il vantaggio era che anche se penetrate, potevano rimanere comunque montate sul mezzo e assolvere alla loro funzione (a patto che il mezzo ovviamente non fosse stato messo fuori uso).
Il sistema si componeva sostanzialmente di due elementi distinti: i ganci su cui veniva eseguito il montaggio delle piastre e le piastre stesse.
I supporti di montaggio erano costituiti di una serie di ganci con sezione a “L” coricata montati lungo la fiancata del mezzo (nel caso del Panzer IV e su alcuni Panzer III anche intorno alla torretta).
Nel Maggio del 1943 una direttiva di Hitler autorizzava la soluzione tecnica che in tutta fretta vide la luce sul campo di battaglia già nel luglio successivo, durante la Battaglia di Kursk.
Il sistema era comunque non esente da problemi, in quanto il fango, rami spessi, fogliame concentrato o urti con altri mezzi potevano divellere le piastre (in molti casi sono visibili su foto d’epoca mezzi corazzati con piastre mancanti).
Nella primavera successiva venne introdotto un diverso sistema di montaggio degli “Schürzen”, passando dalle singola staffe a “L” rovesciata a delle vere e proprie intelaiature sui cui erano montate le piastre blindate.
Dal settembre del 1944 fu osservato un nuovo tipo di Schürzen, composto da rete metallica al posto delle piastre di metallo. La soluzione, denominata “Drahtgeflecht Schürzen”, pare sia stata utilizzata solo sui Panzer IV, anche se pare che anche gli ultimissimi StuG IV prodotti ne siano stati dotati.
Con i modelli successivi di carri, come il "Panther" e il "Tiger II", gli "Schurzen" vennero integrati nella produzione: nel primo caso furono montati dei fissaggi a cui venivano montate le piastre a protezione della parte bassa della sovrastruttura, mentre nel secondo esse correvano lungo la fiancata come una sorta di "parafango", integrate nella scelta stilistica vera e propria del mezzo.
Il secondo sistema di fissaggio delle piastre su uno StuG, con l'intelaiatura metallica al posto dei ganci a "L" coricata.
Uno dei primi sistemi "Schurzen" utilizzati dai tedeschi. Si noti come le piastre non siano del tutto allineate.
Panzer IV con la soluzione “Drahtgeflecht Schürzen”, consistente in una protezione a rete metallica in luogo della piastra omogenea.
Carristi americano stendono uno strato di cemento sulla parte frontale del loro "Sherman".
Carro "Sherman" con strati di sacchetti di sabbia fissati sulla corazzatura.
Carro russo T.34 a Berlino con protezioni aggiuntive in rete metallica.
Gli "Schurzen" del carro "Panther" in questa vista posteriore di un esemplare in restauro.
Nella foto sotto gli "Schurzen" sono stati smontati e risultano visibili i ganci per il fissaggio. La soluzione su questo tipo di carro fu adottata dopo la produzione dei primi esemplari e difatti i mezzi che parteciparono all'Operazione "Cittadella" (la battaglia di Kursk) furono oggetto di un retrofit direttamente presso le officine mobili delle unità che li avevano in dotazione.

Carro "Sherman" con strato di cemento sulla parte frontale dello scafo.
Un "Panther" con parti di cingolo fissate intorno alla torretta.
Nella Seconda guerra mondiale la più importante e utilizzata fu il sistema “Schürzen” tedesco.
Nel mese di dicembre 1943 (e precisamente sul “Tactical and Technical Trends, No. 40, December 16, 1943.”), il Dipartimento della Guerra degli Stati Uniti pubblicò un rapporto sulla prassi tedesca di montaggio di “Armature” (Schürzen) su alcuni modelli di Panzer. Il rapporto citava testualmente che “Sia da fonti tedesche che nostre, si segnala la presenza su alcuni mezzi corazzati di una struttura atta al fissaggio di corazzature supplementari per i fianchi dei mezzi stessi, in modo da proteggere cingoli e in parte la torretta.
Le foto in nostro possesso, che ritraggono Panzer modd. III, IV e un Cannone Semovente, mostrano un sistema di fissaggio tipo un <corrimano> sul quale vengono imbullonate le piastre distanziate dalla corazza viva circa 18cm (nella torretta) per uno spessore totale di 4/6mm. Lo scopo di queste corazze aggiuntive è quello di dare una protezione contro i proiettili a carica cava e quelli in nucleo duro fino al 20mm di calibro”
Ma prima degli americani, tali protezioni aggiuntive erano state osservate dai russi sul fronte orientale, dove erano nate sui mezzi corazzati tedeschi come protezione contro i fuciloni controcarro russi e i proiettili esplosivi a bassa velocità. Test condotti in Germania avevano infatti dimostrato come queste piastre di acciaio potessero resistere ai colpi del fucilone russo da 14.5mm (non sotto il 100 metri di distanza) e contro il proiettile ad alto esplosivo di un cannone da campagna (non anticarro quindi) fino a 75mm di calibro.
Nel caso di una carica cava, il loro scopo era quello di far detonare il proiettile e quindi “rompere” il dardo di fuoco prima che esso raggiungesse la corazza vera e propria.
Il vantaggio era che anche se penetrate, potevano rimanere comunque montate sul mezzo e assolvere alla loro funzione (a patto che il mezzo ovviamente non fosse stato messo fuori uso).
Il sistema si componeva sostanzialmente di due elementi distinti: i ganci su cui veniva eseguito il montaggio delle piastre e le piastre stesse.
I supporti di montaggio erano costituiti di una serie di ganci con sezione a “L” coricata montati lungo la fiancata del mezzo (nel caso del Panzer IV e su alcuni Panzer III anche intorno alla torretta).
Nel Maggio del 1943 una direttiva di Hitler autorizzava la soluzione tecnica che in tutta fretta vide la luce sul campo di battaglia già nel luglio successivo, durante la Battaglia di Kursk.
Il sistema era comunque non esente da problemi, in quanto il fango, rami spessi, fogliame concentrato o urti con altri mezzi potevano divellere le piastre (in molti casi sono visibili su foto d’epoca mezzi corazzati con piastre mancanti).
Nella primavera successiva venne introdotto un diverso sistema di montaggio degli “Schürzen”, passando dalle singola staffe a “L” rovesciata a delle vere e proprie intelaiature sui cui erano montate le piastre blindate.
Dal settembre del 1944 fu osservato un nuovo tipo di Schürzen, composto da rete metallica al posto delle piastre di metallo. La soluzione, denominata “Drahtgeflecht Schürzen”, pare sia stata utilizzata solo sui Panzer IV, anche se pare che anche gli ultimissimi StuG IV prodotti ne siano stati dotati.
Con i modelli successivi di carri, come il "Panther" e il "Tiger II", gli "Schurzen" vennero integrati nella produzione: nel primo caso furono montati dei fissaggi a cui venivano montate le piastre a protezione della parte bassa della sovrastruttura, mentre nel secondo esse correvano lungo la fiancata come una sorta di "parafango", integrate nella scelta stilistica vera e propria del mezzo.
Il secondo sistema di fissaggio delle piastre su uno StuG, con l'intelaiatura metallica al posto dei ganci a "L" coricata.
Uno dei primi sistemi "Schurzen" utilizzati dai tedeschi. Si noti come le piastre non siano del tutto allineate.
Panzer IV con la soluzione “Drahtgeflecht Schürzen”, consistente in una protezione a rete metallica in luogo della piastra omogenea.
Carristi americano stendono uno strato di cemento sulla parte frontale del loro "Sherman".
Carro "Sherman" con strati di sacchetti di sabbia fissati sulla corazzatura.
Carro russo T.34 a Berlino con protezioni aggiuntive in rete metallica.
Gli "Schurzen" del carro "Panther" in questa vista posteriore di un esemplare in restauro.Nella foto sotto gli "Schurzen" sono stati smontati e risultano visibili i ganci per il fissaggio. La soluzione su questo tipo di carro fu adottata dopo la produzione dei primi esemplari e difatti i mezzi che parteciparono all'Operazione "Cittadella" (la battaglia di Kursk) furono oggetto di un retrofit direttamente presso le officine mobili delle unità che li avevano in dotazione.

Carro "Sherman" con strato di cemento sulla parte frontale dello scafo.
Un "Panther" con parti di cingolo fissate intorno alla torretta.